Consacrarsi a Maria


Consacrarsi a Maria non significa “creare” il dono, non siamo noi che facciamo qualcosa, il dono è dono, è gratuito e immeritato e c’è anche se noi non lo sappiamo. Maria esercita la sua maternità sempre, sia che noi ne siamo consapevoli, sia che non ne siamo consapevoli. Quello che possiamo fare noi è accogliere il dono della Madre, come tutti i doni di Cristo. Accogliere, come Giovanni, prendere con noi Maria nella vita, vivere questo rapporto madre-figlio con gratitudine e consapevolezza.
Come dice Giovanni Paolo II:

«Significa prendere con noi – sull’esempio di Giovanni – colei che ogni volta ci viene donata come Madre. Significa assumere al tempo stesso l’impegno di conformarci a Cristo, mettendoci alla scuola della Madre e lasciandoci accompagnare da lei»

C’è un altro brano che ci incoraggia a prendere con noi Maria. È un brano che sentiamo risuonare nel tempo di avvento prima del Natale:

“Non temere di prendere con te Maria, perché quel che è generato in lei viene dallo Spirito Santo” (Mt 1,20).
È l’invito dell’angelo a Giuseppe, mentre lui aveva deciso di ripudiarla in segreto. Questa maternità viene dallo Spirito, è dono dello Spirito. Lo è la maternità verso Gesù e lo è, ad immagine di quella, la maternità spirituale verso di noi.
“Essa partorirà un figlio…”, dice l’angelo a Giuseppe.
Ecco in cosa consiste la maternità spirituale di Maria: partorire in noi Gesù.
È questa la maternità di Maria, formare in noi Gesù.
Lo dice molto bene Giovanni Paolo II ai giovani, quando li invita a prendere Maria nella loro vita: “È lei che svolgendo il suo ministero materno, vi educa e vi modella fino a che Cristo sia formato in voi pienamente
(Messaggio, Ecco tua Madre, per la XVII giornata mondiale della gioventù, 13 aprile 2003, n.3).

S. Massimiliano a sua volta ci invita a vivere la consacrazione a Maria con questa consapevolezza:

«Nel grembo di Maria l’anima deve rinascere secondo la forma di Gesù Cristo. Ella deve nutrire l’anima con il latte della sua grazia, formarla delicatamente ed educarla così come nutrì, formò ed educò Gesù. Sulle sue ginocchia l’anima deve imparare a conoscere Gesù. Dal suo cuore deve attingere l’amore verso di lui, anzi amarlo con il cuore di lei e divenire simile a lui per mezzo dell’amore» (SK 1295)

Un bel programma quello indicato da S. Massimiliano.
Non c’è da tenere a prendere Maria nella propria vita se si tratta di sperimentare questo tipo di maternità che ci provoca alla conformazione a Cristo fino a divenire simile a lui nell’amore, l’unico comandamento del Signore!
C’è un altro brano molto bello di S. Massimiliano che ci rivela ancora più in profondità il senso della consacrazione a Maria:

«Ecco la M.I. far entrare Maria in tutti i cuori, farla nascere in tutti i cuori, che Ella possa, entrando in questi cuori, preso possesso perfetto di essi, partorire ivi il dolce Gesù, Dio, e farlo crescere fino all’età perfetta. Che bella missione!…È vero?… L’elevazione dell’uomo fino all’Uomo Dio, attraverso la madre dell’Uomo Dio» (SK 508)

Accogliere Maria nella nostra vita vuol dire accogliere e sperimentare in noi la sua maternità con piena consapevolezza, ma dentro a questa consapevolezza c’è non solo l’accoglienza della Maternità spirituale di Maria, ma anche la disponibilità a rendersi collaboratori della sua maternità verso ogni uomo. Questo è l’aspetto ricco ed originale del Padre Kolbe. La Maternità di Maria non ci è solo donata, ci è anche data come consegna. Possiamo essere noi oggi che avendo sperimentato la sua maternità diveniamo suoi collaboratori.
L’azione evangelizzatrice della chiesa è precisamente continuazione della missione materna di Maria. La M.I. è “far entrare Maria nei cuori” perché eserciti la sua maternità spirituale: “bella missione, vero?”, dice S. Massimiliano!
 

Tratto dal Internet: Fonte non conosciuta

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