Sr. Consolata Betrone e le Piccolissime –30-

Tratto da: Sr. Consolata Betrone

* * *

Gesù svela a suor Consolata l’Opera delle “Piccolissime”

L’Opera delle Piccolissime rappresenta il frutto concreto della nuova manifestazione del Cuore di Gesù, da estendersi e perpetuarsi nel mondo. Se, infatti, l’incessante atto d’amore doveva essere per suor Consolata l’espressione pratica della sua vita d’amore, non significava tuttavia che dovesse tramandarlo alle anime. L’atto incessante d’amore ella lo riteneva come mezzo per attuare la propria missione in favore dei Fratelli. Fu solo con l’andar del tempo e gradatamente, che si fece luce nella sua anima ed intuì che altre anime avrebbero potuto aiutarla, come di fatto avvenne.

Il primo accenno divino a questo frutto della vocazione d’amore di suor Consolata, è del 17 agosto 1934. Gesù le diceva: Quando il tuo ultimo “Gesù Maria vi amo, salvate anime” sarà pronunciato, Io lo raccoglierò e, attraverso lo scritto della tua vita, lo tramanderò a milioni di anime che, peccatrici, l’accoglieranno e ti seguiranno nella semplice via di confidenza e di amore, e quindi mi ameranno.

Un altro vago cenno lo troviamo in data 27 novembre 1935: Non temere, per il giorno della tua morte avrai raggiunta la vetta e proferito l’ultimo atto d’amore che Gesù desiderò, nel darti la vocazione a vittima d’amore.

Che tale apostolato dovesse compiersi attraverso un’Opera speciale, qui non è detto. Gesù vi accennerà più tardi, il 14 dicembre 1935, spiegando a suor Consolata il motivo del cambiamento di direzione spirituale: Sai perché ho voluto questo trapasso di direzione spirituale? Perché Padre X farà suoi tutti i miei desideri e porterà a compimento l’Opera, tale e quale Io la voglio.

Riferendo queste parole a nuovo Padre spirituale, suor Consolata confessava “di non capire a quale Opera Gesù alludesse”.

Le opere di Dio seguono tutte un identico procedimento: nascondimento nella preparazione, piccolezza e umiltà nel sorgere, poi crescita sicura e resistente nelle immancabili prove. Suor Consolata non percepì il frutto stupendo che Gesù voleva trarre dalla sua vocazione d’amore, e cioè dall’incessante atto d’amore; non conobbe l’Opera che arruolerà, a milioni, le anime di tutto il mondo, se non quando Gesù si degnò di parlargliene, senza per altro toglierla dal suo nascondimento, inabissandola anzi in un più completo annientamento.

Noi la chiamiamo Opera, perché Gesù così la chiamò e perché infatti lo è: ma non nel senso d’una qualsiasi Associazione con relativi requisiti di registrazione, diplomi o altro. Essa è essenzialmente una via spirituale aperta, quindi, a tutte le anime che si sentono chiamate ad abbracciarla, senza bisogno di formalità, senza distinzione di persone.

E tuttavia è un’Opera per questo: le anime che seguono questa via non vagano nell’incertezza, ciascuna per proprio conto, ma si trovano realmente unite, oltre che dal vincolo della stessa vocazione d’amore, anche da quello da cui dipende la corrispondenza di tale vocazione: l’atto incessante d’amore. Senza saperlo l’una dell’altra, senza conoscersi e forze senza mai incontrarsi quaggiù, le Piccolissime costituiscono veramente un corpo morale, formano nella Chiesa un’armata scelta e compatta e attivissima per la rinnovazione spirituale del mondo.

Il 4 luglio 1936, primo sabato del mese, a meditazione, Gesù faceva sentire a suor Consolata: Fra le Beniamine dell’Azione Cattolica vi sono le Piccolissime: così fra le piccole anime vi sono le Piccolissime. Tu appartieni a queste e a queste apparterranno le anime che ti seguiranno nel darMi l’atto incessante d’amore.

Pochi giorni dopo, 22 luglio, festa di S. M. Maddalena, Gesù tornava a parlare a suor Consolata delle Piccolissime in questi termini: Non per te, che stai per scendere nella fossa, ti faccio scrivere queste cose, ma pei tuoi Fratelli e per un numero stragrande di anime piccolissime che ti seguiranno nel darmi l’atto incessante d’amore. O Consolata, ricordi la tua grande passione: portare le bimbe a Gesù e Gesù alle bimbe? Ebbene, anche dal Paradiso mi porterai le bimbe, le Piccolissime e mi darai ad esse con l’atto incessante d’amore. Lo credi tu? Ella lo crede, ma: “Gesù, io faccio nulla!” E Gesù a lei: Non importa, faccio Io tutto.

Prima che terminasse quella radiosa giornata, mentre suor Consolata era ancora sotto l’impressione del grande dono divino, Gesù le soggiungeva: Oh, non ti avevo detto che saresti andata curva sotto il peso delle mie grazie, da non poterne più? Ebbene, mantengo semplicemente la mia parola; tu credi in Me.

In data 27 luglio (1936), nel notificare la cosa al Padre spirituale, suor Consolata scriveva:

“… Nel diario, a suo tempo, vedrà tante predilezioni divine. Non posso tacerle, che nel giorno di santa Maddalena, ebbi tanta luce e compresi che Gesù non ha dimenticato la mia grande passione di fanciulla e di giovinetta: portare i bambini a Gesù. E Gesù mi ha fatto scrivere: per un numero stragrande di anime piccolissime che mi seguiranno nel dargli l’atto incessante d’amore. E quindi dal Paradiso porterò a Gesù le Piccolissime. Avrò per missione i Fratelli e per vocazione le Piccolissime da portare a Gesù… Vede cosa sa fare Gesù! Mentre distrugge Consolata nell’annientamento, fa sbocciare tutti i fiori delle passate rinunce; e mentre il grano marcisce sotto terra, Gesù prepara l’apostolato fulgido, bello meraviglioso! Oh, io credo a Gesù e, con la sua grazia, voglio credergli sino all’ultimo respiro, anche se muoio conscia di aver fatto nulla, proprio nulla per il gran Re tranne amarlo, credergli e fidarmi di Lui!”

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