Sr. Consolata Betrone e le Piccolissime –33-

Tratto da: Sr. Consolata Betrone

* * *

Morte della prima Piccolissima

Se qualche dubbio potesse ancora esistere sulla origine divina e sulla bontà della piccolissima via di amore, il resto della vita di Giovanna Compaire e poi la sua morte basterebbero a dissiparlo. Sono mirabili progressi nella via dello spirito, voli rapidi e sicuri verso le altezze della santità. E le altezze non le teme più ora che l’anima, divenuta piccolissima, ha impennato le ali dell’amore e della confidenza. Incertezze, paure, vani ripiegamenti su se stessa, tutto è scomparso come per incanto. L’Artefice Divino sa che il tempo urge e, con pochi tocchi, porta a compimento il suo capolavoro. Tale, infatti, per il cammino a un solo mese di distanza dalla sua consacrazione a Piccolissima!

Il 13 ottobre 1936 ella scriveva al Padre spirituale: “Vorrei dirle qualcosa del come passo i miei giorni ed anche varie ore delle mie notti, dopo le grandi grazie ricevute. Mi sembra di vivere in un altro mondo! La giornata del 4 settembre scorso, con quel Magnificat, mi fa versare lacrime più di prima, ma non sono più quelle di prima. La mia confidenza in Dio non si appoggia più su altri motivi, che sui meriti di N. S. Gesù Cristo… E poi la Comunione dei Santi, che Egli mi fa conoscere per l’efficacia delle loro preghiere!… Tutto mi trasporta e mi inabissa in una confusione di meraviglie, che sono la pace profonda della mia vita”.

Ella ha dunque trovato, nella nuova via, la santa libertà dei veri figli di Dio. L’amore l’ha alleggerita del fiaccante peso di se stessa. Adesso si sopporta; meglio, non pensa più a sé. Tutto è semplificato nella sua vita spirituale ed ha una perfezione nuova. Ha scoperto che l’atto incessante d’amore contiene tutto, dona tutto, ottiene tutto; ha sperimentato che esso è vetta luminosa e riposante ed è insieme divino ascensore per altre vette.

Nella festa della Natività di Maria SS. del 1937, a un anno di distanza dalla sua consacrazione a Piccolissima, Giovanna rinnovava la consacrazione stessa con la seguente preghiera, che era anche il suo Nunc dimittis: “O Maria Immacolata, mia potente Avvocata e tenerissima Madre, eccomi prostrata ai vostri piedi per rinnovare l’atto col quale mi sono consacrata Piccolissima al SS. Cuore di Gesù. Per Gesù e per Voi sono tutti i miei pensieri ed affetti, tutto il mio cuore e la mia vita. In questo giorno benedetto, in cui la Chiesa  ricorda la Vostra comparsa tra noi, incorporata, come Gesù, alla nostra natura, prendete di grazia sotto la Vostra speciale protezione la nuova Opera delle Piccolissime di Gesù, concretizzata nella meraviglio sa e miracolosa laus perennis infantile, che il Vostro Divin Figliuolo ha dimostrato di gradire e di benedire con le grazie più sublimi del suo Divin Cuore. Io confido al Vostro Cuore Immacolato le mie consolazioni e le mie pene, i miei timori e le mie speranze, nelle divine espressioni dell’incessante atto d’amore. Ottenetemi ch’io finisca la mia vita come Gesù ha dato la sua, in omaggio alla SS. Trinità ed a Voi per tutti i secoli dei secoli!”

Infatti, ella sente che il Cielo è vicino. Ormai le sue forze non le permettono più di uscire di casa; ma non tralascia di scendere ogni mattina per la Messa e Comunione, e lungo il giorno per qualche visita a Gesù Sacramentato. E c’è ancor freschezza giovanile nel suo volto diafano ma quasi senza rughe, anche a 87 anni! Ella è consumata più dall’amore, che dagli anni. La sua fame di Dio s’è fatta torturante. Quando Gesù Eucaristico è esposto, ai suoi occhi, spenti per tutto il resto, l’Ostia Divina appare radiosa. Anche in fondo al cuore le si formano voci misteriose, come il sussurro dello Sposo che si avvicina…

Essa è pronta. Ha tutto disposto, con minuziosa cura, per ben ricevere sorella morte. Ha già persino consegnato un biglietto con le proprie generalità, per la registrazione del suo decesso in municipio. Le Suore Cappuccine tengono preparato l’abito dell’Ordine, da lei ordinato, che ne rivestirà la salma. Ed è biancheria tutta nuova quella che indosserà sul letto di morte per le nozze eterne.

Il 26 gennaio 1938, mentre si trova sola in salotto e in preghiera, si sente investita da una straordinaria effusione di grazia, sì che tutto il suo essere ne è scosso. Un bisogno incontenibile di gridare a Dio il proprio amore, di ringraziarlo, di raggiungerlo, di trasformarsi in Lui la rapisce… Cade in ginocchio, le braccia sollevate, il volto rigato di pianto: “Mio Dio, mio Dio, che cos’è questo?” Era la chiamata al Cielo.

La domenica 20 febbraio 1938, scese ancora in cappella per la santa Messa, e fu l’ultima. Il mercoledì, essendosi aggravata, chiese l’Estrema Unzione, desiderosa di ricevere bene questo Sacramento. Poi, per tre giorni e tre notti, e cioè fino al pomeriggio del sabato, fu sulla croce con Gesù, soffrendo spasimi misteriosi, senza un sollievo. Non un lamento però. Diceva al Padre spirituale: “Meditando la Passione di N. S. Gesù Cristo, mi son sempre soffermata di preferenza sugli spasimi di Lui agonizzante; credo ch’Egli me ne renda ora partecipe”. E volgendo gli occhi dalla parte del Crocifisso appeso sulla parete di fronte, ripeteva con indicibile trasporto: “Amarti, seguirti, imitarti!” Quello che era stato il programma della sua vita, lo era ancora sul letto di morte.

Fuori intanto imperversava il carnevale e, dalla vicina piazza Vittorio Veneto, giungeva anche lì il frastuono del mondo gaudente. Ed essa: Oh, come da questo letto si vedono le menzogne del mondo! No, no, non darei un solo di questi istanti di sofferenza per tutte le gioie del mondo!

E a chi le faceva osservare che presto avre bbe ricevuto il premio di tante opere buone: Non le opere, no; ho fatto nulla. Ma che abbia amato Gesù tanto, sopra ogni cosa, questo sì, ed è ciò che mi consola.

Al suo letto si succedevano Suore di diverse Congregazioni e anche Sacerdoti: Vede, Giovanna, quante anime sante vengono a farle visita e pregano per lei!

Gesù è fedele – rispose; – ho sempre rifiutato le amicizie del mondo ed Egli mi circondò sempre di amicizie sante.

Il venerdì sera le fu portato solennemente il santo Viatico e fu lietissima di ricevere due volte Gesù Sacramentato nello stesso giorno. Volle indossare la divisa di Figlia di Maria, poi, nell’istante di ricevere il suo Signore, con voce alta e distinta, chiese perdono di tutti gli scandali dati. Le risposero alcuni singhiozzi e le molte lacrime dei circostanti. Parlava di scandali lei, le cui virtù potrebbero essere ammirate da tutto il mondo!

Nel pomeriggio del sabato verso le 15, la sofferenza parve raggiungere il massimo.

Soffre molto, Giovanna?

Si, non avrei creduto che una creatura potesse soffrir così; ma non le rincresca, Padre, che ho tanto bisogno di soffrire!

Chiese un po’ di ghiaccio, ma subito ne sentì pena e si rivolse al Padre per essere tranquillizzata. Temeva di aver commesso un’imperfezione a chiedere quel piccolo sollievo, dopo tanto patire!… Improvvisamente, poiché il fisico non reagiva più al male, essa parve sollevata. Ma non s’illuse.

E’ il miglioramento che precede la festa! – rispondeva a chi si congratulava con lei, per sentirsi meglio.

Era allegra ora; parlava e agiva proprio come se fosse guarita. Quella sera, perciò, il santo rosario fu recitato nella sua camera. All’annunciazione del quarto mistero glorioso, l’Assunzione di Maria SS.ma al Cielo, ella commentò: In Cielo anima e corpo! Come è bella e consolante questa professione di fede sul punto di morte!

Il quinto mistero lo enunciò ella stessa, interrompendo il Padre: Si contempla la… Consolata!

– Giovanna, lei ha sempre voluto molto bene alla Madonna e la santa Madonna è venuta ad assisterla.

– Oh, sì!… Come è bello morire dopo aver amato tanto la Madonna!

Quindi ancora, agitando le mani in segno di commiato:

– Addio terra… al Cielo, al Cielo!…

C’era nella cameretta un’atmosfera di spiritualità, che nessuno potrà mai ridire. Il Cielo sembrava separato soltanto da un velo tenuissimo. Tutto sembrava sacro: la cameretta una chiesa, il letto un altare e, su quell’altare, la piccolissima vittima di amore… Ma la notte tornò penosa. Verso le due chiese la santa Comunione.

E’ l’ultima! – disse.

Lo fu infatti. Conservò fin quasi all’ultimo istante una meravigliosa lucidità di mente. Verso mezzogiorno chiese d’indossare la biancheria nuova… Era la sua ora. Così vestita a festa, fece un bel segno di croce e… l’attesa non fu lunga. Al tocco dopo mezzogiorno di domenica, 27 febbraio 1938, dopo brevissima agonia, la prima Piccolissima reclinava dolcemente il capo sul Cuore di Gesù, per lì fare la sua dimora eterna e continuare il suo canto d’amore: Gesù e Maria vi amo, salvate anime!

 

Suor Consolata alle “Piccolissime”

Con la morte della prima Piccolissima non venne meno l’Opera, né si spense l’atto incessante d’amore fuori del monastero delle Cappuccine. Ecco quanto scriveva suor Consolata in riferimento alla morte della prima Piccolissima: Non so, da quando questa cara anima se ne è volata al Cielo, un’onda di gioia mi pervade tutta. Gioia intensa e luce, tanta luce! Gesù ha conferito alla mia anima maggior forza e grazia, maggior tenacità all’atto incessante d’amore e un vero trasporto per la solitudine e il silenzio. Perciò confido che tutto questo mi servirà a soffrir bene e a dare a Gesù i frutti desiderati”.

Il Cuore di Gesù, nel frattempo, aveva rivolto la chiamata ad altre anime e già le Piccolissime formavano un’esigua schiera. Per esse e per quelle di tutti i tempi, interpretando il loro desiderio, il Padre spirituale chiese al suor Consolata una lettera, nella quale esponesse il proprio pensiero sull’esercizio dell’incessante atto d’amore, corredandolo di quei consigli pratici che avesse giudicato utili. La riportiamo quasi integralmente più avanti, e ciascuna Piccolissima può ritenerla scritta per sé.

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