9. Domande su dottrina e fede, peccato e grazia

La domanda si può trovare qui.


Risposta del sacerdote

Gentile M.
1. condivido in buona parte la tua affermazione sulle conseguenze del peccato: “spegne in noi la gioia di vivere per Cristo, spegne in noi la felicità di vivere in amore col prossimo, spegne la fiducia che abbiamo in noi stessi. E’ come finire in mare senza saper nuotare”. Per fortuna Dio non ci abbandona, ma nel naufragio ci tende sempre una mano per portarci a salvezza. Ho detto che condivido in buona parte. Perché grazie a Dio non sempre il peccato “spegne in noi la felicità di vivere in amore col prossimo”. L’amore del prossimo, oltre che un’esigenza della grazia, è un dettato della natura. Vi sono tante persone che oggettivamente vivono nel peccato (come ad esempio quelle che tralasciano volutamente di santificare le feste o addirittura bestemmiano), ma hanno amore per il prossimo e dedizione per la famiglia.

2. È vero che in ultima analisi davanti a Dio conta lo stato di grazia. E che davanti a Dio un pagano può godere di un grado di grazia più grande di quello che godo io, che sono cristiano, sacerdote e religioso. Ma indubbiamente i sacramenti non sono beni di ordine secondario. Pensa semplicemente al Battesimo, all’Eucaristia, alla Confessione. Sono i canali ordinari della grazia. Nei sacramenti poi, insieme con la grazia santificante, viene data anche la grazia sacramentale, che da un forza divina particolare per vivere secondo le esigenze del sacramento ricevuto.

3. Non va dimenticato poi che gli errori, le lacune e le insufficienze che vi sono nelle altre religioni hanno il loro peso e lasciano molte persone nell’errore e anche nel peccato. Per questo Gesù ha detto: “Andate ed evangelizzate tutte le creature, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato” (Mt 28,19-20).

4. Dici infine: “In questioni teologiche, dottrinali e in fatto di dogmi possiamo anche avere divergenze significative, ma per quanto riguarda poi l’obbedienza ai comandamenti, il ruolo della Sacra Scrittura e la fede in Dio siamo sulla stessa linea d’onda, o quasi!”. Anche qui ho le mie riserve, e anche grandi. Perché le verità che la Chiesa insegna non sono semplicemente questioni dottrinali, ma verità salvifiche, e pertanto da vivere. Pensi che l’affermazione di Lutero “pecca fortemente, ma credi ancor più fortemente” possa essere senza conseguenze nella vita? I peccati, oltre a farci perdere molte forze, come tu hai sottolineato, offuscano anche la nostra mente e possono farci diventare ciechi. Non per questo, forse, molti luterano oggi non credono più nella divinità di Nostro Signore. E penso che questo non sia secondario. Senza dubbio non lo è per Gesù, il quale ha detto: “Se infatti non credete che Io sono, morirete nei vostri peccati” (Gv 8,24). L’espressione “io sono” connota indubbiamente la sua natura divina e il suo essere Dio.

Ti prometto un ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo – Amici Domenicani

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